A quanto pare il fenomeno è ancora sottoposto a un sanzionamento sociale; la dimostrazione è stata lampante la sera del Lock Date, quando tre telecamere si aggiravano per il locale. “Posso chiederti di non mandarmi in onda?” oppure “Spegni subito la telecamera!” sono frasi che si sentivano spesso. Il problema di garantire protezione ai clienti, anche se non è stato esplicitamente dichiarato, è probabilmente legato anche alle loro vicissitudini sentimentali. Non tutti sono quello che dichiarano di essere e non tutti sono soprattutto single. “Se il mio ragazzo mi vede qui mi ammazza”. E io: “ah, anche tu sei fidanzata! Ma non dovrebbero farci firmare qualcosa? E la privacy?”. “E sì, appunto!” risponde lei seria. (nota di campo al Lock Date 1/02/05. D’ora in poi: L.D) Altre garanzie ricercate dai cosiddetti “credenti” sono quelle sull’identità dei partecipanti. “ …perché noi non chiediamo il documento di identità…Ma non abbiamo mai avuto problemi perché quando tu porti la tua faccia e 25 persone ti guardano negli occhi è un po’ difficile ingannare” (G.G.) Anche se l’organizzazione non richiede documenti di identità, è necessario compilare una scheda con i propri dati personali e lasciare un contatto (mail o numero di telefono): “Almeno sai con chi hai a che fare, è un salto di qualità rispetto alla chat, non puoi costruirti più di tanto. E’ tutto più real. Almeno lo vedi se una è bionda tinta, no?” (Fausto, 22 anni, T.P.) L’altra garanzia che viene richiesta all’agenzia è l’aumento di possibilità, che si concretizza in un moltiplicarsi degli incontri serali da un minimo di venti a un massimo di trenta. “è comodo poter conoscere venticinque donne in così poco tempo, la gente è molto chiusa di solito ben che vada in una serata conosci una o due ragazze al massimo”, dichiara Mauro, avvocato, davanti alla telecamera di Verissimo.
"La produzione culturale delle Relazioni di coppia", di Silvia Salvador.