«Anche se il copione - continua il regista - faceva presagire un buon film, avevo bisogno per renderlo maggiormente credibile, di un ottimo cast», ed ecco arrivare una prima linea di tutto rispetto con Laura Morante e Stefania Rocca, due attrici con caratteristiche diverse ma adatte allo scopo di una contrapposizione ideologica sul grande schermo. In particolare il regista racconta l'incontro con la Morante in una vineria romana dove lo sguardo inquisitorio della donna lo poneva in una condizione di incapacità espressiva, non riusciva dunque a raccontare la trama del suo film come avrebbe voluto. La Morante dal suo canto ha percepito il suo personaggio come eccessivamente cinico e inizialmente lo ha rifiutato; poi, sceneggiatura alla mano, ha rivalutato il tutto anche nella speranza, poi rivelatasi fondata, di poter apportare modifiche in corso d'opera.
Sì perché nel corso degli eventi, si sposta spesso il punto di osservazione verso la figlia di Gilberto, una ragazza che scopre lentamente le gioie e i dolori di una vita di coppia e che, dura verso i genitori in una prima parte, ammorbidisce il suo modo di interagire con loro quando afferma di vederli non nella loro perfezione di educandi, ma come persone comuni. Dunque temi maturi per un Carlo Verdone che afferma di aver preso consapevolezza del suo cinema, e che dopo aver ringraziato i suoi compagni di viaggio, Pasquale Plastino alla penna e Danilo Desideri alle luci, si dice pronto a fare commedia sul serio...
Reflections.it Febbraio 2004 "Carlo Verdone e la coppia che scoppia".